Stefania Sabatino alle SCUDERIE ALDOBRANDINI MUSEO TUSCOLANO DI FRASCATI

Si è conclusa a fine Ottobre, alle Scuderie Aldobrandini – Museo Tuscolano – di Frascati, la mostra, denominata «La trama del tempo», dell’artista napoletana Stefania Sabatino, curata da Daniela Zannetti.
Alla presentazione, con Daniela Zannetti, Stefania Sabatino e Gaetano Romano, è intervenuto con parole di elogio e apprezzamento, Corrado Spagnoli, Presidente del Consiglio Comunale di Frascati.
Accompagna la rassegna espositiva, un volume che reca i testi della curatrice, della stessa artista, del direttore del Musa Alfredo Moraci, e di Gaetano Romano, Stefano Taccone, Gabriella Taddeo, Rosanna De Cicco, Carlo Avvisati, Stefania Trotta, Massimo Sgroi.

Nel contesto museale, al piano terra, si incontra frontalmente la famosa Menade Tuscolana, rinvenuta nel 2023 – [le Menadi, “le selvagge” o le “invasate” erano le donne che componevano il corteo sacro di Dioniso] scultura priva di testa che fa da introibo alle opere della rigogliosa artista vesuviana, che dialoga con le sue opere figurative acefale, con il contesto storico e archeologico del Museo Tuscolano, che ha risentito in maniera benigna dell’apporto e della genialità dell’archistar Fuksas, che ha ridato vita contemporanea alle antiche scuderie di Villa Aldobrandini.
La rassegna espositiva si sviluppa sui due lati del grande salone del Museo, dove al centro sono posizionate le teche contenenti molti e preziosi reperti, recuperati in epoche e luoghi diversi.

La Sabatino, e la curatrice Zannetti, hanno deciso di procedere nell’allestimento delle opere saggiamente, decidendo di posizionare sul lato sinistro le opere di più piccolo formato recanti innesti sulla superficie di juta, di sfilature e detessiture, oppure apponendo a rilievo, filamenti della stessa materia e ricucitura, sorta di ricamo riparativo, ai varchi prodotti e inferti dalle lacerazioni al piano di superficie.
Più avanti si incontrano alcuni lavori sperimentali realizzati in cartapesta, sorta di busti con accensioni cromatiche all’interno di essi, vivificandone la materia, e poi un lavoro veramente pregevole – Body patchwork – tela juta, filo oro, filo juta, 50×50×12 cm, 2025 – teca dove riposa una preziosa composizione, di reliquie e ricamo, che si ergono alla stregua di volumetrie plastiche.

E allo stesso modo e con pari inesausta intensità – Afferrare una visione – tela juta, filo oro, filo juta, 40×40×12 cm, 2026, declinando suggestioni plastiche e volumetrie che risorgono mediante il cucito e l’ordito del ricamo.
Ma è sulla parete destra che si accendono i veri fuochi della conoscenza dell’artista che ho preso da qualche tempo, a definire “rigogliosa” unendo in un abbraccio intenso natura e cultura, tempo e storia; e, potuto ammirare, con grande soddisfazione e compiacimento, così come hanno fatto i numerosi visitatori accorsi nella serata dell’inaugurazione i grandi lavori apposti sulla parete, quali – Attraversare 2, 150×150 cm, 2021, e altri di pari impeto e importanza, che la Sabatino ha dispiegato come vele al vento, imponendo con energia, il suo dispositivo di conoscenza pittorico e visuale, con grande capacità tecnica, disegnativa e cromatica il suo mondo figurale acefalo, determinando un climax potente e affascinante, che non dà tregua, conferendo al progetto espositivo “lo stemma universale di questo globo che si chiama terra” come scrive V. Consolo.

E, deciso e perentorio si è costituito il messaggio proveniente dalla sue ricerche che interpella il tempo, tra lontano passato e il presente, che annota la filosofa spagnola Marìa Zambrano, esule in Italia, a Roma, negli anni cinquanta dalla Spagna franchista con la sorella Araceli «è un abisso, dura nel mentre che divora». E, ancora «il tempo avanza a spirale, tornando indietro, raccogliendo, integrando. Non corre in linea retta».
Così si spengono gli ultimi bagliori di luce-tempo, degradando nella bella piazza di Frascati, mentre ancora osservo il Museo dove la Menade Tuscolana dall’atrio, invita a varcarne la soglia.



