Ora, sette solitudini
“ L’uomo moderno si aggira nel giardino della storia come in un deposito di maschere teatrali, prendendo questa e quella “. 1
<< Se ogni rappresentazione ha bisogno di un teatro, la coscienza è il teatro, per eccellenza, di quella umana. Nulla può manifestarsi fenomenicamente se non nella nostra coscienza, anzi, possiamo senz’altro affermare che non potremmo parlare di fenomeno se non concependone la coscienza come dimensione essenzialmente costitutiva.2
E Sartre, annotava che << l’emozione è l’essenza della coscienza >> qualcosa che riguarda molto da vicino il nostro Io, a cui non possiamo fornire dati falsificanti, pena lo scatenamento di tremori esistenziali.
Stante così le cose, come vogliamo rapportarci con il progetto espressivo di Giuseppe Di Guida, che da oltre tre decenni almeno, lotta assiduamente per alzare la tenda che si abbassa e si rialza davanti ai nostri occhi impedendoci di vedere il mondo realmente per quello che è?
Giocoforza dobbiamo assumere in noi il concetto della verità dell’arte, quello propugnato da anni da Di Guida, con lucido sguardo ironico, guardante ai misfatti che si compiono impunemente ogni ora sotto il cielo; quel cielo che Kant vedeva “ sopra di me, le leggi morali in me “ – solo in questo modo e in sintonia con questo pensiero, si potrà cogliere l’essenza autentica del suo operare.
Definito allora il campo di azione in cui muove l’artista, tutto inizia a schiarirsi intorno a noi, e le nebbie quelle che rendono confuso e impossibile vedere, si diradano, mentre le immagini del suo lavoro qui raccolto e proposto per questa ampia ed esaustiva esposizione [ Senza confini Senza padroni ] al MACS, Museo d’Arte Contemporanea S. Maria di Capua Vetere ( CE ) ci vengono incontro veementi, come ciclone del tempo degli uomini nel corso senza sconti della storia.
Due grandi filoni qui convergono; il figurativo e il concettuale, rompendo gli argini di chi vorrebbe l’arte sempre ingabbiata nei suoi registri codificati, qui Di Guida con lucida determinazione offre il magistero della pittura possibile oggi sotto questo cielo di bombe e di cataclismi climatici, passando in rassegna i temi che più gli sono cari da sempre, dall’uomo asservito alla tecnica in una società tutta strumentale e pragmatica [ L’uomo a una dimensione di Marcuse ] fino al terribile appiattimento dell’io narcisistico occidentale, che impedisce all’uomo, di transitare ( Avere o essere di Fromm ) verso una riconquista del suo spazio umano esistenziale, senza il pesante fardello del possesso e della leva finanziaria.

Producendo danni incalcolabili, come osservava Bauman, che nei suoi lavori saggistici ha codificato la frantumazione senza rimedio degli antichi valori sociali / umani che hanno spodestato l’etica a favore della liquidità post-capitalistica consumistica.
Di Guida ci soccorre, bisognerebbe ringraziarlo spesso, poiché ci riporta sempre al cuore del problema, come i suoi lavori e le sue installazioni da anni mostrano senza rischio di confusione; è tutto chiaro, siamo vicini all’anno zero, l’anno in cui i nodi non potranno più essere sciolti.
Un lavoro come “ Il muro bianco “ 2024 olio su vetro, e una installazione – “ Il padrone del mondo “ – 2015, e il precedente, “ Relitti “, ferro zincato 1996, danno la misura esatta del suo procedere in un campo minato.
Dalla chiusura ormai irreversibile dei vari poteri verso la condivisione della condizione umana, se non cambiano i dominus; di mura e di recinzioni che proliferano come epidemia strisciante, per recintare l’umanità più debole, alla valuta verde della potente America irrorata dalla pipì del cagnolino, ai relitti umani (potente installazione di piccole imbarcazioni di ferro) che riemergono dai mari privi di viventi, leggi orribile e recente catastrofe di Cutro.
E’ lacerante, lo sguardo netto e deciso dell’artista casertano, che toglie alla realtà ogni distanza da noi per introdurla nel vissuto quotidiano, in questo rendendoci prossimi e protagonisti veri e autentici della sua visione del mondo, e del tumulto del suo sangue.
Da sempre ha scelto nel tempo, mostrando una acuta preferenza per l’aspetto sociale e politico dell’arte; dando attenzione a visioni urticanti in luoghi di emarginazione e deportazione, quali manicomi e affini, dove l’umanità seppellisce alcuni, incurante della valenza sociale della malattia come aveva inteso prima degli altri, Franco Basaglia, protagonista del rinnovamento dell’approccio al soggetto psichiatrico, abbattendo recinti e lasciando fluire gli internati nel vivo corpo della società.
Le opere presentate in questa rassegna al MACS, Museo d’Arte Contemporanea Statale – interno all’Istituto I.I.S. Leonardo Da Vinci e Liceo Artistico Solimena – di S. Maria di Capua Vetere, autentico serbatoio di innovazione per le pratiche dell’arte contemporanea, e unico nel suo genere in una scuola in Campania, racchiudono nel loro scrigno, il pensiero creativo dell’artista casertano.

La nascita è faccenda di geografie, sembra dire l’autore; di continenti e di latitudini. Su di essi soffiano e la orientano, i venti dei poteri forti e delle lobby.
Di Guida, provvisto di lucido acume e spirito d’analisi, attraversa il contemporaneo delle arti visive con la sua forte e riconoscibile sigla concettuale.
Aperto e duttile alle molteplice possibilità espressive dei materiali, suggella i sui lavori (opere pittoriche, disegnative, plastiche, installazioni dal forte tono coinvolgente ) sempre con una nota a margine di messa in causa; la sua ferma convinzione, e come non farla mia in questo momento – che molto ormai sia guasto in virtù delle distorsioni del capitalismo, che ha ridotto anche l’uomo a merce, dopo averlo defraudato dei suoi ideali e spinto a produrre e a consumare, pena la sua inesistenza – conferisce alla sua pratica espressiva rigore e valore.
Ne è prova in passato, del suo movimentismo, la creazione del Museo del Nulla, sigla e carta d’identità del territorio aversano e dintorni, che da anni ha accompagnato fedelmente l’agire dell’artista, sia quando ha tentato di richiamare l’attenzione su strutture ed edifici di pregio pubblici abbandonati al degrado ( ex Ospedale Psichiatrico di Aversa ) sia quando faceva nascere e promuoveva, iniziative nel sociale dal basso.
Le azioni svolte nell’ex Manicomio di Aversa, edificio ottocentesco tristemente noto, in quanto espressione della carcerazione psichiatrica, dove in sottofondo risuonano voce e lamenti dolorosi di Alda Merini, e Dino Campana, in ripetute e insistite occasioni promosse da Di Guida, con la presenza di altri artisti, la scena ha cambiato prospettiva; da luogo di pena e di internamento, a luogo di installazioni e performance cariche di forte ironia, vedi – la Maddalena resort – acrilico su muro – Amaca – del 2015 .

Trasmutare un luogo abbandonato in un’opera contemporanea, eliminare il manto del degrado restituendo il respiro della natura, consentire ad uno spazio anonimo di esprimere la propria identità non solo realizza un’operazione di riqualificazione urbana, ma propone un fermo segnale di cambiamento. Una vera riconversione.
L’artista raccoglie tutte le forze di cui dispone per cercare un cambiamento di rotta, nell’ordine costituito delle cose; un cambiamento che non riguarda solo i luoghi e i contenitori abbandonati di triste edilizia, ma l’uomo stesso, per una rivalutazione delle sue forze da destinare al ripristino all’umano eclissato.
Allora affinchè diventi più forte la sua voce, chiama a convegno i protagonisti del pensiero anarchico, i radicali per eccellenza del libero pensiero, quali Bakunin, Recluss, Malatesta, Emma Goldman; compagni di viaggio mai dimenticati o messi da parte, da cui trarre alimento per gettare altra legna sul fuoco.
Perché scrive Mirò “ il fuoco è quanto di più primitivo ci sia nell’uomo “.
L’attualità sconvolgente e dolorosa dell’ultimo anno soprattutto sul fronte Medio Orientale, ha fornito a Di Guida altri scenari, dove cogliere la definitiva sparizione dei valori che un tempo si potevano definire “ umani, “ e che ( il cielo è rosso ) il proliferare di ordigni esplosivi cancella la vita laddove essa si annida, finanche negli ospedali che ne tentano la persistenza.
Sconcerta osservare piccoli involti bianchi contenenti bambini, che i media rilanciano in ogni ora, e che Di Guida non può sottrarsi a mostrare, ora sembra dirci l’anno zero è qui.
Tutto ciò viene mostrato dall’artista casertano senza enfasi alcuna, e non in maniera realistica (non gli appartiene questa prassi) ma mediante un forte codice concettuale personale, che rielabora l’immagine figurativa facendola pervenire in prossimità di una area che, sembra voler sottolineare la violenza della morte, rispetto alla visione edulcorata della vita che offrono le favole.
E come per molti artisti contemporanei, il linguaggio di Giuseppe Di Guida è il risultato di una esigenza personale, e rappresenta l’esempio alto di ciò che la sua arte vuole comunicare attraverso un linguaggio visivo particolare.
Un universo il suo, sorprendente e complesso, non ascrivibile ad una unica prassi espressiva, ma risultato di una eterogenea convergenza di procedure, che conferiscono indelebilmente una riconoscibilità concettuale intensa e struggente ai suoi lavori.

E, mentre dispiega come vele al vento, i suoi grandi teleri, e riflette, emerge una chiara, ma sferzante dialettica personale, che incrocia il pensiero di Jaques Lebel – in relazione alla mostra Chaosmose in corso a Parigi – il quale afferma che “La storia dell’umanità è la storia della sua autodistruzione. E noi che facciamo cultura o contro-cultura siamo pazzi per passione, cerchiamo di esprimere emozioni e desideri altri. Noi con l’arte, con la poesia, con la filosofia e con lo sguardo critico cerchiamo di dare un senso alternativo alla vita. So che è quasi impossibile, ma noi tentiamo lo stesso “.3
L’artista casertano nello stesso tempo, apre un laboratorio che mette sotto gli occhi del pubblico, un’immagine dell’arte che non sia merce, ma ( luogo di una utopia resistente ), un tentativo coerente di ripensare il reale oppresso dalla morsa fagocitante del consumismo, e dalla terra desolata che avanza.
Di Guida da sempre, è l’artista che aspettavamo. Da oltre trent’anni, le sue opere mettono in luce i paradossi della società e offrono una riflessione acuta sugli scenari politici e culturali del nostro tempo.
Reale e non virtuale con luci soffuse che impediscono la vista; tremo, ma entro con grande coraggio in questo mondo agitato dai soprusi e dai conflitti, ho nella mano destra una torcia accesa, con essa tento di vedere meglio il disastro che ci assedia, mentre osservo per l’ultima volta, le spoglie dell’umanità.
Esco.
1] Friedrich Nietzsche
2] Michel Maffesoli, Fenomenologie dell’immaginario
3 ] Jacques Lebel 2025 mostra Chaosmose

