Di bocca in bocca
Nel mese di Maggio 2025, nel ciclo di mostre da me curato e progettato al Museopossibile di Nola – Ex Scuderie Seminario Vescovile, ha avuto luogo la mostra dell’artista Peppe Pappa, titolata “ Mappa della pace io ci metto la faccia “ costituita da una imponente installazione / mappa di luoghi geografici del pianeta, con le loro storie di violenza e sopraffazione da parte di altre nazioni e poteri – una sorta di catasto dei popoli e delle genti – e nella galleria, una accurata selezione di opere provenienti dai cicli precedenti che, indicano lo sviluppo concettuale dell’artista napoletano classe 1941, e gli attraversamenti messi in atto con impegno coerente e urticante, nel corso della sua lunga carriera.
Da sempre nello sviluppare i suoi progetti Pappa, attivo sulla scena delle arti dalla fine degli anni sessanta, parte verso un obiettivo da raggiungere senza perifrasi o nascondimenti, marciando con energia verso le contraddizioni del sistema capitalistico inteso come l’origine dei guasti che affliggono la società, in cui l’uomo appiattito sui bisogni e sul consumo, irretito dal sistema è diventato esso stesso merce.
Stante così le cose ci si aggira in un paesaggio infido e desolato; i volti noti di politici, finanzieri, uomini chiave del nostro tempo, sotto la lente di ingrandimento di Pappa, appaiono meschini e rivelano la loro vera natura. E ciò nonostante Pappa crede nel dialogo, e ogni opening diventa una corale attesa delle voci dei presenti, per costruire una rete solidale di attesa e avanzamento, perché un altro mondo è possibile.

Intanto i disastri ambientali proliferano e le ingiustizie offendono la dignità dell’uomo; la pace è parola nascosta nel sottosuolo, la guerra parola d’ordine che circola tra i popoli, e allora guardando ai titoli delle sue mostre degli ultimi anni, quali Defibrillazione, Proiettili a disposizione, La dosa del disincanto, Afflizione, Venturo, Articolo 18, e fino al recente Siamo tutti ….insignificanti, possiamo affermare che l’artista napoletano è l’artista che aspettavamo.
Annotava l’artista sarda Maria Lai “ Questo deve fare l’arte : farci sentire uniti. Senza questo non siamo esseri umani “.
Risuona una voce che è di tutti e di tutte le bocche; a Gaza, a Gaza, perché lì il pesce grande vorace e insaziabile, mangia ogni giorno i pesci piccoli e quelli appena nati.
Al fondo delle riflessioni dell’artista, riposa la consapevolezza del ruolo dell’arte come “ Estesia “ così come si evince dalle riflessioni teoriche del sociologo francese M. Maffesoli, fondatore a Parigi della Sociologia del quotidiano, che rintraccia nel termine di origine greca, la condivisione e la circolarità di valori umani diffusi, proprio quello che accade e si manifesta nell’arte di Peppe Pappa.
Devo confessare, con rammarico, che il mio incontro ravvicinato con la sua ricerca è avvenuto in tempi recenti, anche se sentivo echeggiare da molto gli strali del suo procedere nel circuito mediatico dell’arte, ma per cause che ancora oggi ignoro, ho dovuto attendere tempi maturi per incontrarlo e frequentarlo, assorbendone umori creativi di intensa radicalità.
Consideriamo un dato. Guardare non è mai un gesto neutro. Ogni sguardo è una scelta: selezioniamo senza accorgercene, filtrando il mondo attraverso desideri, esperienze e paure. Non vediamo mai “la realtà”, ma la sua rifrazione dentro di noi.
Ma cosa è la radicalità nell’arte nel suo specifico procedere? Walter Benjamin, già nel 1935, notava come lo sguardo moderno fosse mediato dalla tecnica: nell’epoca della riproducibilità infinita, guardare significa consumare immagini. John Berger, negli anni ’70, aggiungeva che vedere è sempre un atto creativo, interpretativo: non esiste sguardo innocente.



Se non esiste sguardo innocente, esiste la consapevolezza dello sguardo, che riposa su basi interpretative della storia sociale della società dei viventi. Questo accade in maniera chiara nella ricerca dell’artista napoletano, che incide, dopo averle cercate e individuate con il bisturi. le parti malate del corpo sociale, perché la partecipazione e l’impegno, lo sguardo diretto porta alla luce le contraddizioni del sistema in cui si vive.
Cambiare si può, sembra dirci l’artista.
La mostra a Nola, è diventata così non solo, ma anche un’opportunità per riflettere sulle sinergie che si possono attivare all’interno di un determinato contesto territoriale, grazie ad un dialogo ispirato al potere dell’arte – al tempo stesso curativo e disturbante – di mettere in discussione certezze acquisite e aprire a nuovi modi di stare nel mondo.
Pappa sensibile ai temi sociali e politici, ha definito Mappa della pace, una sorta di call to action, una chiamata all’azione, un atto di fiducia riposto nella possibilità di cambiare il mondo, invertirne le regole, con la forza di una parola forte e condivisa.

